Suzuki Jimny: perché non si vende più

Ascesa e declino della 4X4 più amata di sempre

Articolo aggiornato il
da
Giuseppe Croce
suzuki jimny

Da diversi anni la Suzuki Jimny non è più in vendita in Europa nella sua veste tradizionale, nonostante sia un modello che ancora oggi vanta moltissimi estimatori e appassionati in tutto il Vecchio Continente. Il fuoristrada compatto giapponese, universalmente amato per il suo design squadrato e per le sue innegabili doti fuoristradistiche, è stato progressivamente ritirato dai canali di vendita ufficiali come normale autovettura per i passeggeri.

Come mai Suzuki è stata costretta a togliere dalla sua gamma europea uno dei suoi modelli più iconici e richiesti, modificando radicalmente la propria offerta commerciale? Ecco come è andata.
 

Suzuki Jimny: vittima della normativa UE

Il principale e insormontabile ostacolo che ha decretato la fine commerciale della Suzuki Jimny in Europa è rappresentato dalle rigide normative dell'Unione Europea in materia di emissioni inquinanti. A partire dal 2020, l'Unione Europea ha imposto ai costruttori automobilistici un limite medio di emissioni molto severo, pari a 95 g/km di CO2 calcolato sulla media di tutti i modelli effettivamente immatricolati durante l'anno. 

Le case automobilistiche che superano tale soglia sono soggette a sanzioni pecuniarie estremamente pesanti: le regole prevedono una multa di 95 euro per ogni grammo di CO2 eccedente il limite, da moltiplicare per il numero totale di automobili vendute sul mercato europeo. La Suzuki Jimny di quarta generazione, equipaggiata con un collaudato motore a benzina aspirato da 1.5 litri, registrava valori di emissioni di CO2 compresi tra i 154 e i 170 g/km, collocandosi ben al di sopra del tetto consentito dalle direttive comunitarie. 

Per evitare sanzioni colossali che avrebbero compromesso i bilanci aziendali, Suzuki si è vista costretta a contingentare le vendite del fuoristrada fin dall'inizio, limitando a soli 2.000 esemplari la quota destinata all'intero mercato italiano per il 2020. Tale quota è andata "sold out" nel giro di pochissimi mesi. 

Successivamente, per cercare di aggirare parzialmente il blocco normativo, la casa giapponese ha reintrodotto la vettura omologandola esclusivamente come autocarro N1 a due posti, una classificazione tecnica di compromesso che ha permesso di escludere temporaneamente il modello dal gravoso conteggio delle emissioni medie della flotta passeggeri. 

Tuttavia, le normative comunitarie erano destinate a inasprirsi ulteriormente. Dal 2025, infatti, è entrato in vigore un nuovo e ancor più rigoroso limite fissato a 93,6 g/km di CO2 calcolato secondo lo standard WLTP. Questa stretta finale ha costretto Suzuki a prendere una decisione drastica, ovvero eliminare del tutto dal listino europeo la Jimny, assieme ad altri modelli che non dispongono di un'elettrificazione adeguata, come la city car Ignis e la station wagon Swace. 

Oggi, per guidare questo fuoristrada, alcuni appassionati si rivolgono al mercato delle importazioni parallele per acquistare la Jimny a 5 porte, una variante prodotta in India lunga 3,89 metri e dotata di cinque posti reali; tuttavia, questa operazione comporta costi molto elevati e l'assenza della copertura offerta dalla garanzia ufficiale europea di Suzuki.

Suzuki Jimny: storia di un'icona 4X4

Il nome Jimny affonda le sue radici nel mercato domestico giapponese, dove venne utilizzato già a partire dal 1970 per indicare il piccolo fuoristrada LJ10 e, in seguito nel 1981, per la serie SJ. Sul mercato europeo e globale, la Suzuki Jimny che conosciamo è nata ufficialmente nel 1998 per porsi come erede diretta della celeberrima Suzuki Samurai. Dalla sua celebre antenata, la Jimny ha ereditato non solo la grande compattezza dimensionale, ma anche la straordinaria capacità di muoversi agilmente persino nei percorsi off-road più impervi e impegnativi.

Rispetto alla Samurai, la terza generazione della Jimny ha introdotto importanti innovazioni meccaniche, tra cui spicca l'abbandono dell'obsoleto schema delle sospensioni a balestre in favore di un più moderno e sofisticato sistema a molle elicoidali a ponte rigido. Questa evoluzione ingegneristica ha consentito di migliorare sensibilmente il comfort di marcia sull'asfalto, garantendo allo stesso tempo la necessaria escursione delle ruote per affrontare il fuoristrada estremo.

Nel corso della sua lunga vita, il modello è stato reso disponibile in versione berlina chiusa e cabriolet con tetto in tela (commercializzata fino al 2009) ed è stato progressivamente aggiornato sul fronte della sicurezza, arrivando a dotarsi nel 2015 di controllo elettronico della stabilità (ESP) e sensori di pressione degli pneumatici (TPMS).

Nel 2018, in occasione del Salone di Parigi, ha debuttato la quarta generazione della vettura, spinta da un propulsore 1.5 VVT a benzina da 102 cavalli e dotata del tradizionale telaio a longheroni con trazione integrale inseribile AllGrip Pro e marce ridotte. Per congedarsi al meglio dal suo vasto pubblico europeo prima del blocco definitivo previsto per il 2025, Suzuki ha creato versioni finali a tiratura molto limitata, come l'edizione "Horizon" (prodotta in 900 unità con griglia anteriore personalizzata, minigonne Adventure e copertura esclusiva per la ruota di scorta) e la "Mata".